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Gianluca Solera e Igor Stiks sono coautori del «pre-Manifesto per la cittadinanza mediterranea». Il pre-Manifesto intende superare le attuali narrazioni negative sul Mediterraneo e invitare gli attivisti a pensare, lavorare e condurre campagne insieme, oltre le divisioni Nord-Sud ed Est-Ovest della regione.
Nell’ultimo decennio, molti paesi e territori mediterranei sono stati al centro di alcune delle più importanti lotte sociali e politiche del nostro tempo. Tuttavia, le richieste di quanti hanno protestato in massa contro i vecchi regimi della regione, così come contro sistemi socioeconomici ingiusti e misure di austerità, sono state spesso tradite. La mancanza di opportunità e di prospettive su entrambe le sponde del Mediterraneo ha ampliato la distanza tra le istituzioni, i cittadini e i giovani, che hanno perso fiducia nel proprio sistema politico e si sentono privati del futuro.
La crisi ha inoltre aggravato la stigmatizzazione dei migranti, i cui flussi sono aumentati a causa delle guerre civili in Libia e in Siria e del deterioramento delle condizioni in molti Stati africani. D’altro canto, numerosi gruppi politici e sociali e singoli individui si stanno ridefinendo intorno ad appartenenze identitarie ispirate al nazionalismo, all’autoritarismo, alla religione e all’omogeneità culturale, arrivando a cercare il proprio riscatto personale e sociale attraverso la violenza e la lotta armata. Questa situazione mette in discussione la cooperazione, il concetto stesso di cittadinanza e l’idea di appartenenza culturale e geografica nella regione.
Sabir Maydan è un percorso dal basso intorno all’idea di cittadinanza mediterranea. Mira a favorire la nascita di una rete regionale di base dedicata all’integrazione mediterranea attraverso iniziative e strumenti dei cittadini.
Di fronte a questa situazione, un gruppo di attivisti, ricercatori, operatori della società civile e artisti si è riunito per immaginare qualcosa di diverso. Ha creato il gruppo Sabir Maydan, che si incontra ogni anno dalla fine del 2014. Sono due parole arabe: Sabir era la lingua franca del Mediterraneo, parlata tra il XIV e il XIX secolo da marinai e mercanti. Mescolando veneziano, genovese, arabo, spagnolo, greco, occitano, berbero e turco, rappresentava la fecondazione reciproca delle culture e dei popoli della regione. La parola Maydan, che significa piazza, è stata scelta in riferimento ai luoghi in cui hanno preso slancio le rivolte popolari e le proteste di massa degli ultimi anni. Sabir Maydan è un percorso dal basso intorno all’idea di cittadinanza mediterranea. Mira a favorire la nascita di una rete regionale di base dedicata all’integrazione mediterranea attraverso iniziative e strumenti dei cittadini. Promosso da attivisti e organizzazioni delle due sponde, il progetto è una tabella di marcia politica e culturale per consolidare una rete di società civile transmediterranea e il senso di appartenenza a uno spazio comune.

Sabir Maydan è nato dai dialoghi ospitati da SabirFest, il festival di cultura e cittadinanza mediterranea che si svolge in Sicilia e in Calabria, la cui quinta edizione, nel 2018, si terrà dal 4 al 7 ottobre. Cultura e politica, festival e forum, Nord e Sud, regionale e locale. Il festival si dedica a molti dualismi, alla sovrapposizione di molteplici significati e interpretazioni e alle storie di giovani donne e uomini provenienti da diverse aree del Mediterraneo. Molti appartengono a una nuova generazione di cittadini che si sentono davvero e intimamente parte di questa regione: hanno lavorato e vissuto oltre le frontiere, hanno conosciuto l’esperienza rivoluzionaria del 2011 e degli anni successivi, oppure si sono impegnati per contrastare la nuova ondata contro i migranti.
Nell’autunno del 2017 il gruppo Sabir Maydan ha compiuto un passo avanti, elaborando una carta di principi e valori che definiscono un nuovo concetto di cittadinanza e appartenenza nella regione. L’intenzione del gruppo è avviare un insieme di dibattiti in tutta la regione, una consultazione dal basso sul Mediterraneo che desideriamo costruire. Il documento è stato redatto collettivamente da nove persone di cinque diversi paesi della regione, discusso nella comunità di Sabir Maydan e definito «pre-Manifesto per la cittadinanza mediterranea». Per sostenere questo percorso e promuovere altre iniziative tra gli attivisti mediterranei, è stata recentemente creata un’associazione (Maydan, luglio 2018). Più che una dichiarazione, il pre-Manifesto vuole aprire le nostre menti, superare le attuali narrazioni negative sul Mediterraneo e portare gli attivisti a pensare, lavorare e condurre campagne insieme, oltre le divisioni Nord-Sud ed Est-Ovest della regione.
Le comunità urbane mediterranee offrono un’occasione unica per praticare la «cittadinanza mediterranea» per cui lottiamo.
Il documento propone 12 tesi. Tra queste, le città e i paesi sono considerati in particolare nodi dei flussi di scambio, contesti multiculturali e multilingui in cui la libertà di espressione e la creatività, quando ne hanno la possibilità, possono portare le nostre mentalità oltre i confini restrittivi imposti da dogmi indiscussi e interessi speculativi. Riappropriarci delle nostre città e dei nostri paesi è dunque di fondamentale importanza. Le comunità urbane mediterranee offrono un’occasione unica per praticare la «cittadinanza mediterranea» per cui lottiamo. Da un lato, potrebbero consentire partecipazione e cooperazione basate sulla residenza, anziché sulle origini, sull’identità religiosa o etnica o sulla cittadinanza statale; dall’altro, potrebbero associarsi tra loro e mostrare un diverso modello di cittadinanza, fondato sulla partecipazione culturale, sociale e politica diretta, sulla democrazia urbana e sulla solidarietà tra città. Offrirebbero così un’opportunità di ridefinizione politica e di arricchimento della democrazia, dell’appartenenza e dell’identità. Un primo tentativo di discutere queste proposte si è svolto a SabirFest 2017, in collaborazione con European Alternatives, riunendo un gruppo ristretto di amministratori pubblici e ricercatori. Il dialogo aperto con le città mediterranee, lungo le linee del pre-Manifesto, proseguirà a SabirFest 2018 e oltre.

Settantacinque anni fa, mentre la Seconda guerra mondiale ancora infuriava, un gruppo di intellettuali e militanti antifascisti, confinati sull’isola di Ventotene, scrisse un Manifesto per un’«Europa libera e unita». Quel Manifesto lanciò la visione dell’integrazione europea proprio quando nessuno vi avrebbe scommesso. Oggi viviamo di fatto una nuova guerra globale, che contrappone culture e identità religiose, frustra le lotte dei popoli per la libertà e la giustizia in nome della stabilità, della crescita e degli interessi nazionali, spinge le famiglie a fuggire dalla disperazione e mette gli esseri umani contro la natura. Il fronte più caldo di questa guerra costruita ad arte attraversa il Mediterraneo. È per questo che abbiamo scritto questo documento: vuole essere un appello per un «Mediterraneo libero e unito», proprio nel momento in cui nessuno vi scommetterebbe. Come cittadini mediterranei crediamo di condividere un destino comune. Il nostro destino comune non è però soltanto cooperare e scambiare, ma anche costruire uno spazio integrato in cui i conflitti possano essere risolti attraverso il dialogo e le opportunità possano essere generate insieme.
La cittadinanza che vogliamo si realizzerà soltanto attraverso dinamiche di «cittadinanza in divenire»: una cittadinanza insorgente, saldamente ancorata ai valori e alle pratiche, alle fedi e alle convinzioni, ai saperi e al patrimonio che condividiamo come popoli del Mediterraneo.
Il Mediterraneo come casa comune deve nascere dalle iniziative dei cittadini di questa regione ed estendersi ai nostri governi e alle nostre istituzioni. Ci muove il sogno di disegnare un nuovo spazio di integrazione politica, sociale ed economica, costruito sulla diversità culturale che caratterizza i suoi popoli. In questo senso, la società civile indipendente ha una responsabilità particolare nel preparare il futuro, ravvivando lo spirito dei recenti movimenti sociali per la libertà e la dignità nel Mediterraneo e riunendo le componenti religiose e laiche per affrontare i problemi socioeconomici, politici e culturali da una prospettiva regionale, oltre i confini nazionali e la propaganda dei regimi.
È vero che accostare le parole «Mediterraneo» e «cittadinanza» può sembrare una contraddizione in sé. Molti osservano che questa regione è divisa da frontiere, assetti istituzionali e narrazioni e non può avere un unico regime di cittadinanza. Ma è esattamente questa la contraddizione che vogliamo affrontare, esplorare e decostruire. Possiamo farlo soltanto capovolgendo i nostri punti di vista; altrimenti saremo messi a tacere dagli echi crescenti del dominio, del patriarcato, della guerra e dell’odio. La cittadinanza che vogliamo si realizzerà soltanto attraverso dinamiche di «cittadinanza in divenire»: una cittadinanza insorgente, saldamente ancorata ai valori e alle pratiche, alle fedi e alle convinzioni, ai saperi e al patrimonio che condividiamo come popoli del Mediterraneo.
Questo articolo è stato pubblicato su
Political Critique http://politicalcritique.org/events/2018/maydan-mediterranean-citizenship/

