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Sviluppi politici in Italia: il governo tra populismo sull’immigrazione, Europa e scelte infrastrutturali

Archivio recuperato. Date, età, incarichi e annunci si riferiscono alla pubblicazione originale, non a un aggiornamento attuale.

In questo contributo Ibrahim Heggi offre ai lettori arabi una rassegna degli ultimi sviluppi politici in Italia: le divisioni nella coalizione di governo, le tensioni con l’Europa sulla spesa pubblica, i recenti provvedimenti controversi sull’immigrazione e il dibattito sociale nato per contrastare politiche di sviluppo insostenibili. Maydan lo ospita per preparare il terreno a un’edizione araba del proprio sito.

Il nuovo governo italiano ha prestato giuramento davanti al presidente della Repubblica Mattarella il primo giugno scorso. È formato dall’alleanza tra il Movimento Cinque Stelle, forza populista guidata da Di Maio che ha ottenuto la quota maggiore di voti alle elezioni politiche di marzo, e la Lega Nord di Salvini. Quest’ultima ha accantonato, fino a quando potrà servirle di nuovo, l’alleanza con la destra composta dai partiti di Berlusconi e Meloni.

I due alleati hanno concordato un contratto di governo per realizzare le principali promesse elettorali e scelto Giuseppe Conte come presidente del Consiglio, Salvini come primo vice e ministro dell’Interno, Luigi Di Maio come secondo vice e ministro del Lavoro.

Da quando è entrato in carica, Salvini usa la propria pagina Facebook per proseguire la campagna elettorale, rilasciare dichiarazioni e commentare l’attualità. La sua retorica, soprattutto populista, ha superato persino quella dello stesso Movimento Cinque Stelle. Corteggia i suoi seguaci con una diretta settimanale dall’ufficio, in cui illustra progetti e visite all’estero, e passa al setaccio la cronaca alla ricerca di notizie su stranieri e migranti da rilanciare. Questo discorso d’odio senza precedenti ha influenzato la legge presentata alle due Camere, chiamata “legge sulla sicurezza”. La maggior parte delle disposizioni è ostile ai migranti, contro un solo articolo sulla mafia e un altro su polizia e vigili del fuoco: in altre parole, lega la sicurezza all’immigrazione.

Il Movimento Cinque Stelle si è inizialmente impegnato a trovare i finanziamenti per le principali promesse elettorali, la riforma delle pensioni e un generoso sussidio per i disoccupati. Al momento in cui scriviamo non li ha ancora ottenuti e ha dovuto rinviare l’attuazione all’anno successivo, pur continuando ad annunciare che le risorse erano disponibili. Col tempo ha sofferto il protagonismo mediatico di Salvini e la conseguente capacità della Lega Nord di attrarre consensi dagli altri partiti e gruppi di destra. Secondo l’ultimo sondaggio di dicembre, la Lega ha raggiunto il 34,7%, rispetto al 17,4% di marzo; i Cinque Stelle sono scesi al 24,9%, dal 32,7% ottenuto alle elezioni. Alcuni interpretano questo risultato come l’obiettivo non dichiarato di Salvini: continuare la campagna e conquistare nuovi voti. È quanto sta effettivamente avvenendo, rendendolo l’uomo politicamente più forte d’Italia.

Il governo affronta grandi sfide, soprattutto dopo la crisi con l’Unione europea per il rifiuto della proposta di bilancio, che ha fatto scendere le borse europee e inciso sul valore della moneta unica. I tentativi di mantenere promesse elettorali che la Commissione europea giudica poco ponderate porterebbero il deficit oltre il limite consentito dalla Banca centrale europea.

In politica estera è diventata più chiara la linea verso la Libia: il governo propende per il campo islamista, o Consiglio presidenziale di Tripoli, contrariamente al programma dei Cinque Stelle che prometteva di lasciare ai libici la scelta del proprio destino. Così sono state lette le dichiarazioni di Salvini dopo le recenti visite in Tunisia e Qatar e la mobilitazione italiana per la conferenza di Palermo sulla Libia. Naturalmente la Francia tenterà di farla fallire in ogni modo, come l’Italia ha fatto con la conferenza di Parigi, con l’appoggio russo. L’Italia appare ormai schierata con Qatar e Turchia a sostegno del Consiglio presidenziale, mentre Francia, Emirati ed Egitto appoggiano Haftar e l’Algeria si muove tra i due campi. È significativo che i gasdotti dalla Libia all’Italia non abbiano mai smesso di funzionare neppure durante il conflitto armato seguito alla rivoluzione libica del 2011. Ma Salvini sembra cercare, oltre al gas libico, anche il denaro del Qatar.

Proprio sul gas e sull’energia è emersa la contraddizione tra i due alleati. I Cinque Stelle erano contrari al gasdotto TAP dall’Azerbaigian, attraverso Turchia e Albania, per tutelare i rapporti con la Russia, che fornisce il 38% del fabbisogno italiano di gas. Salvini, invece, non vedeva problemi nel TAP e lo ha dichiarato commentando le manifestazioni nel Mezzogiorno contro il gasdotto azero e i suoi effetti negativi sull’ambiente e sulle comunità locali. Sul piano internazionale, anche i movimenti populisti di destra in ascesa in Europa preferiscono Salvini ai Cinque Stelle e stanno coordinando un’alleanza per le elezioni europee di maggio 2019.

Le divergenze sono evidenti anche sulla TAV, il progetto di una linea ferroviaria e di un tunnel ad alta velocità per il trasporto merci tra Torino e Lione. I Cinque Stelle vi si oppongono, sulla scia del lavoro politico e delle campagne del forte movimento sociale NO-TAV; Salvini lo sostiene.

Quanto all’opposizione, il Partito Democratico, quello degli ex presidenti del Consiglio Gentiloni e Renzi, sembra attraversare una riorganizzazione radicale con elezioni interne per scegliere un nuovo segretario. Ne è derivata l’assenza di un’opposizione significativa dall’insediamento del governo a giugno. L’unica opposizione oggi rimane dunque il debito pubblico italiano, “SPREAD”, stimato in un quarto del debito dell’eurozona.

Ibrahim Heggi